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    40 milioni di euro ogni anno spesi dalla Sicilia in altre rgioni per le cure cardiache Print E-mail
    03 ott 2003

    I siciliani spendono una fortuna, oltre 40 milioni di euro, in cure per il cuore in altre Regioni italiane.

    Nello scorso anno, infatti, sull'isola sono stati appena 191 i defibrillatori impiantati, a fronte degli oltre mille malati ''a rischio morte improvvisa''.

    E ancora, solo 90 i pacemaker biventricolari erogati, sempre nel 2002, mentre ad averne bisogno sarebbero almeno 1.500 siciliani.

    Sono questi i risultati di due indagini coordinate da Michele Gulizia, presidente dell'Anmco-Sicilia (Associazione medici cardiologi ospedalieri), e direttore dell'Unita' di Cardiologia dell'ospedale S.Luigi-S.Curro' di Catania, su fabbisogno e rapporto costo-efficacia dei nuovi dispositivi per la terapia della morte improvvisa e dello scompenso cardiaco (defibrillatori e pacemaker).

    Numeri presentati nel corso del Convegno regionale dell'Anmco, in corso ad Agrigento.

    La Sicilia e' dunque tra le ultime Regioni italiane per numero di defibrillatori impiantati: 38 per milione di abitanti, contro i 75 della media nazionale.

     ''Sull'isola ogni anno si registrano circa 5 mila casi di morte improvvisa, cioe' un decesso ogni mille abitanti. E di questi - spiega Gulizia - il 10% e' rappresentato da pazienti sintomatici. Ma le persone trattate sono appena 191, davvero troppo poche''. Analoga questione per i pacemaker biventricolari: sono circa 15 mila, in Sicilia, le persone con scompenso cardiaco.

    E di queste oltre 1.500 potrebbero trarre beneficio dall'impianto di questi dispositivi. ''Anche se negli anni il numero dei pazienti con pacemaker e' aumentato (dai 60 del 2000 ai 90 del 2002), ancora non si riescono a soddisfare tutte le necessita' - afferma Gulizia - E la differenza rispetto al resto d'Italia e' netta, con costi che incidono sulle giornate di degenza, e che si traducono in una spesa di oltre 26 milioni di euro l'anno''. Secondo l'analisi dell'Anmco, invece, ''se venisse aumentato il numero di pacemaker impiantati si otterrebbe un abbattimento delle giornate di ricovero dell'85%, mentre i costi si dimezzerebbero portando nelle casse regionali un risparmio di 18 milioni di euro''.

    Secondo l'indagine Anmco la situazione siciliana si traduce ''in perdita di vite umane e in alti costi per le casse regionali. Costi che - spiegano - potrebbero essere abbattuti attraverso una piu' appropriata e lungimirante politica degli investimenti, inizialmente onerosi ma ben presto vantaggiosi in termini di riduzione della mortalita' cardiovascolare e di risparmio economico''. Basterebbe aumentare la spesa del fondo sanitario regionale dello 0,02%, pari a circa sei milioni di euro, dicono all'Anmco-Sicilia, ''per ovviare al problema e adeguare la Regione agli standard nazionali, abbattendo anche i costi delle giornate di degenza: 13 giorni in media al costo di circa 600 euro al giorno.

    E' chiaro - proseguono i cardiologi ospedalieri - che si tratta di rilevanti investimenti, che nel breve periodo consentirebbero un netto miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dell'assistenza sanitaria, arginando la migrazione verso le altre Regioni''. Un altro studio, coordinato da Michele Gulizia per raccogliere dati su circa duemila angioplastiche eseguite nei primi sei mesi del 2003, ha poi evidenziato un'altra urgenza siciliana: ''l'opportunita' di selezionare i pazienti bisognosi di uno stent medicato, la spirale 'salvacuore' a rilascio di farmaco.

    Un dispositivo non per tutti ma solo per casi gravi di pazienti diabetici o con problemi nei vasi sanguigni piu' piccoli. Gli stent medicati, infatti, ''costano il triplo rispetto a quelli metallici tradizionali che, in alcune condizioni, si rivelano ugualmente efficaci per i pazienti a minor rischio di reintervento''.

    Per l'Anmco questa differenziazione dei pazienti contribuirebbe a far risparmiare la Regione Sicilia, liberando risorse economiche per ''procedure piu' urgenti che coinvolgano un numero maggiore di pazienti. I risultati di questi studi vogliono essere uno spunto di riflessione per i direttori generali delle strutture ospedaliere e territoriali della Sicilia, e per le amministrazioni politico sanitarie - sottolinea Gulizia - E' auspicabile infatti - conclude - che in condizioni di limitate risorse finanziarie per la sanita', i numeri relativi alla nostra Regione stimolino un dibattito per mettere in luce i reali vantaggi, clinici e gestionali che oggi il progresso tecnologico rende possibili e che l'Anmco vuole che siano a disposizione per la salute di tutti i cittadini''.

     

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